L’assedio

I primi a svegliarsi quel lunedì di marzo notarono subito che il cielo era cambiato di colore. Non era più del celeste tenue tipico, nella regione, di quando sta per avvicinarsi la primavera, né il cambiamento poteva essere attribuito all’incombere di un violento temporale, che nel giro di poche ore avrebbe spazzato con la sua forza benigna la terra per poi dileguarsi, rapido come era arrivato. Era un cielo giallo, sopra la cui volta sem- brava premere una luce insistente, che lo penetrava giungendo fino al suolo, le facciate dei palazzi, le strade, le automobili e i passanti appena usciti da casa per andare al lavoro. Un cielo basso e ostile, che alterava la vista su ogni cosa e conferiva alla città ancora silenziosa un aspetto nuovo, come di un luogo sul quale, improvvisamente, si fosse calata una volontà decisa a mutare il corso degli eventi, a promettere o minacciare una nuova stagione e una nuova prova ai suoi abitanti.
Ma questo, quel primo lunedì di marzo, nessuno ancora poteva immaginarlo. Passata la sorpresa ognuno, dopo aver commentato con l’amico o i familiari la novità del giorno, si dedicò alle proprie occupazioni: accompagnare i figli a scuola e poi andare in ufficio, restare a casa a pulire, preparare il ne- cessario per i pasti o soltanto leggere il giornale, affacciandosi ogni tanto alla finestra per vedere se quel cielo giallo e basso fosse ancora uguale, o si fosse già mutato in un colore e in una luce più abituali.

Descrizione

I primi a svegliarsi quel lunedì di marzo notarono subito che il cielo era cambiato di colore. Non era più del celeste tenue tipico, nella regione, di quando sta per avvicinarsi la primavera, né il cambiamento poteva essere attribuito all’incombere di un violento temporale, che nel giro di poche ore avrebbe spazzato con la sua forza benigna la terra per poi dileguarsi, rapido come era arrivato. Era un cielo giallo, sopra la cui volta sem- brava premere una luce insistente, che lo penetrava giungendo fino al suolo, le facciate dei palazzi, le strade, le automobili e i passanti appena usciti da casa per andare al lavoro. Un cielo basso e ostile, che alterava la vista su ogni cosa e conferiva alla città ancora silenziosa un aspetto nuovo, come di un luogo sul quale, improvvisamente, si fosse calata una volontà decisa a mutare il corso degli eventi, a promettere o minacciare una nuova stagione e una nuova prova ai suoi abitanti.
Ma questo, quel primo lunedì di marzo, nessuno ancora poteva immaginarlo. Passata la sorpresa ognuno, dopo aver commentato con l’amico o i familiari la novità del giorno, si dedicò alle proprie occupazioni: accompagnare i figli a scuola e poi andare in ufficio, restare a casa a pulire, preparare il ne- cessario per i pasti o soltanto leggere il giornale, affacciandosi ogni tanto alla finestra per vedere se quel cielo giallo e basso fosse ancora uguale, o si fosse già mutato in un colore e in una luce più abituali.

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As we got further and further away, it diminished in size. Finally it shrank to the size of a marble, the most beautiful you can imagine.

Enigma