La luce ha invaso tutti gli angoli, cancella le ombre e rende ogni cosa di un colore uniforme. Guido piano in questa città che è già deserta, tra negozi chiusi e pochi passanti che camminano intimoriti affiancando i muri delle case, in cerca di un riparo che sanno di non riuscire a trovare. Il caldo produce un continuo ronzio dal quale mi lascio assecondare, condurre per mano in uno stato di veglia, di tranquillità innaturale. Unica compagnia il vibrare delle ruote sull’asfalto, il soffio di aria calda che entra a ondate dal finestrino, la radio che trasmette canzoni per l’estate. I vetri degli occhiali da sole si sono un poco appannati, le immagini che mi scorrono davanti sbiadiscono, i contorni delle figure scivolano lentamente dal mondo reale a quello delle possibilità. Fermo al semaforo guardo davanti a me a destra e a sinistra, ma non c’è nessuna automobile. Ingrano di nuovo la marcia, regolo meglio la sin- tonia della radio, mi accendo una sigaretta, magari per dimenticare il caldo con il caldo, fare finta che non è ancora agosto, che questo calore e questo cielo sono solo un’impressione.
Visualizza libroIl testo “Alla Scoperta dell’Europa: Trattati, Storie e Prospettive dell’UE” è il risultato di un percorso formativo di scrittura creativa e storytelling, nel quale i giovani partecipanti al progetto hanno raccolto informazioni sulla storia e sui trattati europei. Questa ricerca è stata condotta tramite la consultazione di testi e del sito ufficiale dell’Unione Europea.
Visualizza libroQuesta è la storia di alcuni compagni di scuola, oggi adulti, le cui dolorose esperienze vissute in età infantile ne hanno segnato profondamente l’esistenza.
Giovanni, uno di loro, le racconta rivisitandole con la lucidità di una matura coscienza critica.
Oggi, ad essere pignoli, il titolo potrebbe essere “Che cosa era la Mafia nel 1900”.
Tuttavia, resta una fonte autorevole e forse indispensabile per chi si avvicina alla conoscenza e alla comprensione del fenomeno.
Come anticipato, molte sono le “chiavi di lettura” che possono essere utilizzate dagli studiosi. La più comune e diffusa è quella “storica”, certamente anche la più importante, perché generale. Ma ne esistono altre. Personalmente, per mio interesse e formazione, o competenza, mi dedico solitamente a quella “economico-manageriale” ma anche ad esempio quella “sociologica” è molto utilizzata nello studio del fenomeno Mafia da studiosi autorevoli e capaci. Non esiste dunque, e non può esistere, un unico punto di vista, ma solo diverse analisi, che raccordate tra loro formano una sorta di “letteratura” generale sulla Mafia.
Lidia Ciccone è nata il 21 marzo 1938 a Scarafano fra-zione del comune abruzzese di Capestrano; la sua fami-glia e tutti gli abitanti della contrada sono soprannomi-nati i biblici. Negli anni Sessanta del Novecento si reca a Roma e frequenta l’Istituto biblico Sion, della Chiesa cristiana internazionale, dove incontra Paolo Giovannini, con il quale il 4 agosto 1963 si sposa. Dalla loro unione nascono Susanna (1972) e Luca (1975).Il 24 marzo 1966 i coniugi Giovannini da Roma si tra-sferiscono a Cosenza e il 15 giugno 1970 viene montata per la prima volta la Tenda Bethel, che girerà per diversi paesi della Calabria e dell’Italia. Il 22 ottobre 1981, nel corso di una missione evangelistica a Terracina, Lidia Ciccone conclude la sua vita, aveva solo 43 anni.Il 21 marzo 2018 (primo giorno di primavera) a Cosen-za è stata inaugurata la Biblioteca Amicib intitolata a “Lidia Ciccone Giovannini”, missionaria e cofondatri-ce, insieme al marito Paolo della Chiesa Bethel.
Visualizza libroNelle città di provincia, i discorsi alla moda, le idee nuove arrivavano tutti; ognuno si sceglieva i suoi temi prediletti da sfoderare nelle chiacchierate sul corso. Chi ci teneva a fare il progressista, chi il rivoluzionario per esagerare, chi invece si dava arie da monarchico nostalgico, chi si sentiva mistico ma al tempo stesso critico verso la gerarchia ecclesiastica. Per quanto riguarda gli uomini si intende, perché le signore invece sempre e solo di quello finivano per parlare. Del corpo è mio, di queste benedette ragazze, nelle varie sfumature con tutti gli annessi e connessi.
Visualizza libroSaverio è figlio del calzolaio di un piccolo borgo del mezzogiorno. Una sera, al cinema del paese, vede il suo primo film di gangster e decide di tentare quella che pensa sia la strada segnata nel suo destino: la carriera di attore. Abbandonerà così, per inseguire il suo sogno, i soli luoghi e le sole persone che conosce e andrà ad imbattersi in una realtà spietata e aliena alla sua, idealizzando un lieto fine che tarderà a manifestarsi.
Visualizza libroQuesto libro rappresenta da un lato, la naturale prosecuzione diIndustry 4.0,primo saggio scritto dall’autore, dall’altro un excursus, godibile ed esauriente sui nuovi paradigmi che andranno a creare e a modellare il futuro prossimo evolutivo dell’essere umano. La marcia dell’intelligenza artificiale sta avvenendo con un’accelerazione impetuosa. Si manifesta quindi sempre più forte l’esigenza di una creazione e riorganizzazione a livello individuale, sociale e planetario, e quest’ultima è in un certo senso un’esigenza nuova nella storia della nostra civiltà. La sfera delle necessità si allarga così dal campo prettamente materiale a quello emotivo, mentale, creativo e spirituale. Il processo tecnologico dà le vertigini, il nostro cervello fa parte di un sempre più vasto ecosistema digitale. La tecnologia non è di per sé né il problema né la
soluzione, cambiando prospettiva e mettendo questi strumenti al nostro servizio, possiamo immaginare la possibilità e la necessità di rimettere l’essere umano al suo posto originario, e cioè al centro dell’Universo.
Il cielo era bianco, e faceva molto freddo. Ai bordi della strada macchie di neve sporca si confondevano con ciuffi d’erba appassita, carta straccia e umida, buste di plastica schiacciate. La macchina era ancora in mezzo alla carreggiata, a qualche metro da me, il parabrezza in frantumi e uno squarcio sulla fiancata, per terra i segni della frenata formavano una curva armoniosa. Il faro dell’ambulanza lampeggiava, tre uomini in camice parlavano tra loro con gesti sconsolati, un giovane agente era seduto su una pietra miliare, il cappello della divisa appoggiato sul ginocchio, un grumo di vomito verde ai suoi piedi.
Due grandi teli coprivano i corpi, vidi le sagome gonfie e inerti, le punte dei piedi divaricati, la forma delle scarpe. Un lenzuolo era sporco di sangue, la macchia scura si allargava all’altezza del torace per poi confondersi con l’asfalto. Caddero gocce di pioggia gelida, segnando di scuro i lenzuoli e la neve ai bordi della strada. Gli infermieri smisero di parlare, tirarono fuori dall’ambulanza le barelle. La pioggia diventò subito fitta, i teli furono sollevati.
Mi avvicinai, appena in tempo per scorgere gli occhi semichiusi del cadavere, le braccia scomposte e inzuppate di sangue.
I primi a svegliarsi quel lunedì di marzo notarono subito che il cielo era cambiato di colore. Non era più del celeste tenue tipico, nella regione, di quando sta per avvicinarsi la primavera, né il cambiamento poteva essere attribuito all’incombere di un violento temporale, che nel giro di poche ore avrebbe spazzato con la sua forza benigna la terra per poi dileguarsi, rapido come era arrivato. Era un cielo giallo, sopra la cui volta sem- brava premere una luce insistente, che lo penetrava giungendo fino al suolo, le facciate dei palazzi, le strade, le automobili e i passanti appena usciti da casa per andare al lavoro. Un cielo basso e ostile, che alterava la vista su ogni cosa e conferiva alla città ancora silenziosa un aspetto nuovo, come di un luogo sul quale, improvvisamente, si fosse calata una volontà decisa a mutare il corso degli eventi, a promettere o minacciare una nuova stagione e una nuova prova ai suoi abitanti.
Ma questo, quel primo lunedì di marzo, nessuno ancora poteva immaginarlo. Passata la sorpresa ognuno, dopo aver commentato con l’amico o i familiari la novità del giorno, si dedicò alle proprie occupazioni: accompagnare i figli a scuola e poi andare in ufficio, restare a casa a pulire, preparare il ne- cessario per i pasti o soltanto leggere il giornale, affacciandosi ogni tanto alla finestra per vedere se quel cielo giallo e basso fosse ancora uguale, o si fosse già mutato in un colore e in una luce più abituali.
LA PROPRIETÀ E I SUOI NEMICI
di Sandro Scoppa
Prefazione di Giorgio Spaziani Testa
Questa silloge narrativa autobiografica è un viaggio introspettivo attraverso i ricordi, le emozioni e le esperienze che hanno forgiato la mia persona. Attraverso le pagine che seguono, vi invito a esplorare con me i sentieri tortuosi della mia memoria, dove la gioia si mescola alla malinconia, l’amore si scontra con la delusione e la scoperta di sé si dispiega in un continuo divenire.
Visualizza libroIn questo libro, ci si immerge nell’anima dei borghi abbandonati della Calabria, esplorando le loro strade deserte, le case di pietra ormai vuote e gli antichi luoghi di culto che resistono al trascorrere del tempo. Attraverso le pagine di questa narrazione, si cercherà di cogliere l’essenza di questi luoghi dimenticati, riflettendo sulle loro origini, sulle loro vicissitudini e sulle implicazioni culturali che comporta il loro abbandono.
Visualizza libroQuesto saggio scritto in maniera straordinaria dall’amico Antonio Lavoratore per colmare l’assenza di memoria locale, ci riporta alla storia secolare della nostra regione e a Tommaso Cornelio, famoso personaggio vissuto nel XVII secolo. Questo testo di Antonio Lavoratore è un libro importante per gli amanti del pensiero moderno e scientifico nel Regno di Napoli e della Calabria e per coloro che sono interessati a conoscere la vita di questa figura innovativa e molto attuale, l’intelligenza artificiale del Seicento.
Visualizza libroTra donne è un testo teatrale ambientato nella Calabria al passaggio tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Ad essere reso in forma scenica è il racconto dell’incontro tra due ragazze: la diciottenne Giulia, figlia di un facoltoso imprenditore romano rapita da una banda di giovani (e balordi) fratelli calabresi, ai quali era stato ucciso il padre ‘ndranghetista, e la sorella di questi, la quindicenne Annina, alla quale toccherà il ruolo di vivandiera nel sequestro di persona subito dall’altra. Tra le due si stabilirà a poco a poco una connessione basata sulla pietà e su una sorta di sorellanza, che viene a determinarsi nelle condizioni estreme nelle quali Giulia si trova a vivere, segregata fra le pendici dell’Aspromonte.
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