Descrizione
Il cielo era bianco, e faceva molto freddo. Ai bordi della strada macchie di neve sporca si confondevano con ciuffi d’erba appassita, carta straccia e umida, buste di plastica schiacciate. La macchina era ancora in mezzo alla carreggiata, a qualche metro da me, il parabrezza in frantumi e uno squarcio sulla fiancata, per terra i segni della frenata formavano una curva armoniosa. Il faro dell’ambulanza lampeggiava, tre uomini in camice parlavano tra loro con gesti sconsolati, un giovane agente era seduto su una pietra miliare, il cappello della divisa appoggiato sul ginocchio, un grumo di vomito verde ai suoi piedi.
Due grandi teli coprivano i corpi, vidi le sagome gonfie e inerti, le punte dei piedi divaricati, la forma delle scarpe. Un lenzuolo era sporco di sangue, la macchia scura si allargava all’altezza del torace per poi confondersi con l’asfalto. Caddero gocce di pioggia gelida, segnando di scuro i lenzuoli e la neve ai bordi della strada. Gli infermieri smisero di parlare, tirarono fuori dall’ambulanza le barelle. La pioggia diventò subito fitta, i teli furono sollevati.
Mi avvicinai, appena in tempo per scorgere gli occhi semichiusi del cadavere, le braccia scomposte e inzuppate di sangue.






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